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Notizie Sportive - Sport (04/02/2012)

L'INCHIESTA ALZA IL TIRO, TREMA LA A

Altri nomi nel mirino. Gli inquirenti pronti a intervenire: nuovi clamorosi sviluppi in arrivo

Gabriele Moroni 
Cremona 
QUATTORDICI partite sotto la lente d'ingrandimento delle procure di Cremona e Bari. I poli di una inchiesta che anche i più scettici hanno smesso di considerare popolata solo da furbetti, macchiette di periferia, personaggi patetici. Si trattava invece di un «sistema illegale» all'interno del sistema calcistico, scrivono i giudici del tribunale del riesame di Brescia nell'ordinanza che nega la revoca degli arresti domiciliari ad Alessandro Zamperini. Un sistema che non aveva bisogno di ricorrere alla violenza come arma per convincere i soggetti individuati per essere corrotti vista «la facilità di reclutamento di persone disposte ad aderire al sodalizio, da cui la pluralità di indagati nel corso dell'intera indagine».

DA RICREDERSI. Come per la torrenziale cantata di Carlo Gervasoni, il difensore del Piacenza che il 27 dicembre ha spiattellato davanti al procuratore di Cremona Roberto di Martino una quarantina di nomi di colleghi. E qualche riscontro starebbe emergendo. Come nel caso del rocambolesco Lazio-Genoa 4-2 del 14 maggio 2011. «Ho appreso da Gegig (Almir Gegic, latitante, uno degli "zingari" - ndr) che gli slavi si incontrarono lo stesso giorno della partita, che venne disputata alle 18.00, con Zamperini (Alessandro Zamperini, uno degli indagati - ndr) che poi li mise in contatto con Mauri, della Lazio. Successivamente so, sempre da Gegic, che gli slavi si incontrararono anche con Milanetto, del Genoa, il quale a sua volta interessò altri giocatori della sua squadra. Gegic mi disse che il risultato risultato concordato fu un Over riferito al primo tempo. Il risultato è stato raggiunto in quanto il primo tempo si concluse con il risultato di 1 a 1, appunto riferibile ad un Over nel primo tempo».
Una informativa della polizia assegna un ruolo centrale, onipresente, a uno degli «zingari», il macedone latitante Hristyian Ilievski. L'uomo dal viso sfregiato da un'ampia cicatrice che lo rende impressionante, la sera di quel 14 maggio è a Milano, all'Una Hotel Tocq, dove lo attende Antonio Bellavista, ex capitano del Bari. La sera del 15 maggio due giocatori del Genoa, Dario Dainelli e Omar Milanetto, raggiungono il macedone nell'hotel. In una intervista il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, smentisce in termini perentori il coinvolgimento dei due ex genoani. «E' stato detto che erano in un albergo a Milano, ma perché non è stato detto che c'erano anche Scarpi, Mesto, Criscito, Toni, Montolivo ed era un addio al celibato in una discoteca in cui vanno tutti i giocatori e c'erano almeno cento giocatori».

GLI «ZINGARI» Gegig e Ilievski. Antonio Bellavista. Presenze comuni nelle inchieste di Cremona e Bari. In entrambe figura indagato Andrea Masiello, difensore dell'Atalata ex Bari, evocato da Gervasoni per Palermo-Bari terminata 2-1 per la squadra siciliana, insieme con i compagni di squadra Padelli, Bentivoglio, Parisi e Rossi. Interrogato a Bari (il giorno dopo essersi presentato a Cremona), il biondo jolly difensivo ha raccontato che strana gente girava attorno allo spogliatoio. I calciatori erano a loro volta grandi scommettitori, anche se i loro interlocutori erano diversi. Un gruppo aveva come interfaccia «Makelele» Bellavista, arrestato lo scorso giugno nella prima tranche dell'inchiesta cremonese e ritenuto collegato agli «zingari». L'altro avrebbe avuto come referenti esponenti del clan Parisi. Gli inquirenti baresi hanno cercato riscontri. L'infermiere Angelo Iacovelli, indicato come tramite fra calciatori e scommettitori, avrebbe ammesso il suo ruolo ma negato che gli scommettitori fossero in qualche modo vincolati alla criminalità organizzata. Il referente sarebbe stato invece Antonio Bellavista. Un'altra saldatura lungo l'asse Cremona-Bari.
notizie tratte da La Nazione

 

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