Notizie Dal Mondo - Politica (19/01/2012)
Asse con Cameron, stoccate alla Merkel Monti: A Berlino non chiedo nulla
Il premier a Londra sfida leuroscetticismo. La cancelliera: cosa fare di piu'?

FRAU Merkel, non esageriamo. L'Italia non «chiede concessioni sui conti» né alla Germania né all'Europa. Noi vogliamo che ci sia una «migliore governance», una diversa gestione delle scelte in sede Ue che porti «all'abbassamento dei tassi di interesse» in modo da «rendere sostenibili i sacrifici degli italiani». Mario Monti sceglie il palcoscenico londinese per affermare una certa insofferenza verso i diktat tedeschi e alcune dichiarazioni al limite della eleganza («non capisco cosa vogliono da noi», dice la Cancelliera) ma pure per illustrare il programma per rilanciare il Paese, che parte dalla liberalizzazioni per arrivare alla lotta contro chi evade le tasse «recando non solo danno ai cittadini» ma «offrendo ai propri figli pane avvelenato» con la promessa che «i soliti ignoti diventeranno ben presto noti al fisco».
UN MESSAGGIO rivolto all'esterno, ma valido pure per i partiti che lo sostengono e gli avevano chiesto di alzare la voce verso Berlino: passo importante in vista del 25 gennaio, quando in Senato riferirà sul suo road-show europeo. Può contare sull'appoggio di Sarkozy che impreca (fuori onda) contro il rigore: «Paghiamo cara l'ortodossia tedesca». Ma si giova pure dell'aiuto di Cameron: «La priorità è la crescita economica, e siamo d'accordo che la disciplina fiscale è condizione necessaria ma non sufficiente». Il premier inglese gli fa da spalla per un siparietto sulla falsariga di quello fra la Merkel e il presidente francese su Berlusconi. Un giornalista chiede loro se hanno suggerimenti per la Cancelliera. Sorriso dell'ospite che domanda a Monti se vuole rispondere. Impassibile, lui, replica: «Con piacere, primo ministro», scatenando l'ilarità. Oltre all'ottimo inglese, ben impressionano gli interlocutori gli atteggiamenti. Per dire: durante l'incontro, gli operatori finanziari della City l'invitano a spiegare perché lo spread è alto. Il premier tira fuori il telefonino per controllarne il livello in tempo reale: «Scusate ma devo prima verificare».
PRAGMATICO, moderno. Ma pure ottimista: «Convincerò i mercati che l'Italia è solida, ce la farà». Ed efficace: «Dopo che ho ricevuto l'incarico lo spread è risalito per la delusione dei mercati per l'esito del Consiglio Ue del 7-8 dicembre». La sua "mission" va da Downing street alla City per tessere la tela europea lacerata dallo strappo di Londra, cercare un alleato («vorrei la Gran Bretagna immersa nelle "core decisions") anche per allentare la presa della Germania «uno degli interlocutori chiave - precisa - con la Merkel c'è una forte relazione» e ricollocare l'Italia nei portafogli degli investitori istituzionali. Scontata la convergenza con Cameron sul mercato unico, il premier britannico spiega che il suo governo «appoggia il Fondo monetario», è aperto ad un aumento delle risorse «ma è l'eurozona che deve sostenere l'Euro». Problema che poi Monti affronta con la finanza internazionale e con le generazione future che dirigeranno la City. «Voglio un'Italia che sia una soluzione non più un problema», dice. E saluta Londra «molto soddisfatto».
Antonella Coppari
notizie tratte da La Nazione
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