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Notizie Dal Mondo - Cronaca (17/01/2012)

Contractor, e'è resa dei conti Cento gia' arrestati in Iraq

Boom di fermi da quando sono partite le truppe Usa

NEW YORK 
TEMPI duri per i contractor in Iraq, i bodyguard armati fino ai denti che si occupano della sicurezza di aziende internazionali e ambasciate, compresa quella degli Stati Uniti: dopo la partenza degli ultimi soldati americani a dicembre, a centinaia sono stati arrestati, per «irregolarità nei loro documenti», ma anche per sottolineare la piena sovranità delle autorità irachene.
I rinnovi dei loro visti di residenza, permessi di lavoro, porto d'armi, autorizzazioni a circolare su alcune strade a traffico controllato sono stati fortemente ritardati, se non sospesi o negati, sin da quando le forze Usa hanno completato il loro ritiro, riferisce il New York Times. Contro di loro non sono state ufficialmente formulate precise accuse, ma comunque in tanti, anche americani, sono finiti dietro le sbarre, e ci sono rimasti in alcuni casi fino a tre settimane. Molte delle loro basi all'interno della super fortificata Zona Verde di Baghdad, dove hanno sede le massime istituzioni irachene e le ambasciate dei Paesi più importanti, sono state sfrattate.

ANCHE SE il fenomeno non ha precedenti, in realtà l'ostilità degli iracheni nei confronti dei ‘mercenari' stranieri non è una novità. Da molto tempo i contractor sono visti con sospetto o aperta diffidenza in gran parte dell'Iraq, a causa dei numerosi incidenti mortali di cui sono stati protagonisti. E in particolare dal 2007, quando 17 civili rimasero uccisi in una sparatoria scatenata a Baghdad da un gruppo di uomini della società americana Blackwater di scorta ad un diplomatico.
Ciononostante, il ruolo delle società di sicurezza private è andato costantemente crescendo, in particolare nel settore petrolifero, ma anche in quello della ricostruzione, oltre che in quello della protezione delle rappresentanze diplomatiche. Solo quella degli Stati Uniti ne impiega circa 5.000.

IN GRAN parte ex militari dei corpi speciali, i contractor si occupano oltre che di sicurezza anche di addestramento e manutenzione di attrezzature militari e soprattutto logistica. Questo stato di cose sta quindi creando una serie di contraccolpi in diversi campi, ma le autorità irachene non sembrano voler ammorbidire il loro atteggiamento. «Ora si devono applicare le nostre regole», ha affermato Latif Rashid, un alto consigliere del presidente Jalal Talabani. Un consigliere del premier Nuri al Maliki, Ali Moussawi, ha dal canto suo detto che «l'Iraq ha sempre accolto gli stranieri, ma devono arrivare in un modo che sia legale e rispetti il fatto che il nostro Paese ha ora sovranità e controllo sul suo territorio».
notizie tratte da La Nazione

 

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