Notizie Nazionali - Politica (10/02/2012)
Svuotacarceri, passa la fiducia Ma il Governo perde altri 49 voti
Solo 420 si', 78 no e 35 astenuti. Malumori e tensione nel Pdl
Ugo Bonasi
ROMA
LA CAMERA ha votato la fiducia al governo sul decreto ‘svuotacarceri' che sarà approvato martedì. È stata la sesta volta che il governo Monti è ricorso alla fiducia, ma ieri ha toccato il livello più basso di sì: solo 420 (Pdl, Pd e Terzo polo) a fronte di 78 no (Lega, Idv) e di 35 astenuti dove primeggiano i 16 di Pt, 11 Pdl e i sei radicali. Rispetto al voto del 26 gennaio sul «milleproroghe», il governo ha avuto 49 voti in meno. Erano assenti Berlusconi come Bersani, all'estero, e molti ex ministri del precedente governo.
Nel complesso non si sono visti in Aula 75 deputati, in gran parte del Pdl, 43, e del Pd, dodici. Oltre a 5 della Lega e altrettanti dell'Udc, più sette del gruppo Misto e pochi altri. Nella sostanza, al di là dell'ipotesi di messaggi al governo, le assenze sembrano dovute più a motivi personali, come l'incombente pericolo neve, che a strategie.
È STATO comunque un voto che ha messo in rilievo altre frizioni nel Pdl. L'intervento a nome del partito di Manlio Contento che ha criticato la singolarità, parole sue, di un governo tecnico che assume sempre più ruoli politici, non è piaciuto a Scajola perchè «eccessivo». Così il politico ligure si è avvicinato al Guardasigilli per esprimere il suo dissenso dal collega di partito. Guido Crosetto, invece, spiega che la sua astensione è dovuta al fatto che giudica «incomprensibile, non coperto finanziariamente e pericoloso» il decreto ‘svuotacarceri'.
Se i leghisti hanno usato termini di dura condanna del decreto nominandolo «scaricabarile», il loro leader è sembrato più cauto: queste leggi non hanno mai funzionato, ha spiegato Bossi, per augurarsi poi che «questa volti funzioni». Per Di Pietro la fiducia è stato il «primo passo falso del governo» e il decreto una «nuova resa dello Stato ai criminali». Lui, come La Loggia, Pdl, e altri, tra cui il ministro della Giustizia, hanno sollecitato la costruzione di nuove carceri, trascurando che ce ne sono una cinquantina costruiti e mai entrati in funzione.
IL MINISTRO Severino ha difeso con forza il provvedimento, assicurando Lega e Idv che «non è una resa dello Stato» perchè non c'è scritto che i «delinquenti escano dal carcere» e neppure, ha aggiunto polemicamente, che «si scarica il barile». Sarà sempre il magistrato a decidere se un detenuto può lasciare il carcere e dove dovrà andare: si tratta solo di evitare la prigione a chi, finora, veniva rilasciato entro cinque giorni. Il ministro ha spiegato che è l'inizio di un percorso che, con una prossima legge, prevede pene alternative e la messa in prova. Ha poi detto che dovrebbero essere circa 3500 i detenuti che potranno scontare a casa gli ultimi 18 mesi di detenzione, ma deciderà il giudice. E dagli ospedali psichiatrici non usciranno «malati pericolosi».
notizie tratte da La Nazione
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