Notizie Nazionali - Politica (06/02/2012)
Riforme, Berlusconi chiama il Pd L'ex premier sembra tentato dal governissimo
Il Cavaliere: Dobbiamo dialogare col Pd. Non solo sulla legge elettorale, anche sulle altre riforme, giustizia compresa. E il Pdl apre le consultazioni con gli altri partiti

di Antonella Coppari
ROMA, 6 febbraio 2012 - IL SUO OBIETTIVO è qualcosa di simile alla grosse koalition. Solo che invece di limitarsi a dirlo in privato come ha fatto finora, Berlusconi lo rivela al cronista di un giornale amico: «Dobbiamo dialogare con il Partito democratico. E non solo sulla legge elettorale - ammette su Libero - Bisogna lavorare anche alle altre riforme istituzionali». L'ipotesi di un asse con l'odiata sinistra tesa a tagliare le ali e a far fuori il terzo Polo i nervi a parecchi, dentro e fuori il Pdl. E certo l'idea di «alzare la soglia di sbarramento» per cambiare il Porcellum è un messaggio avvelenato anche per Bossi, alla vigilia della amministrative. Grande fibrillazione in giro, tanto che il Cavaliere affida al portavoce Paolo Bonaiuti una smentita «soft» rilanciata dalle agenzie all'ora di pranzo: «Si tratta di ragionamenti sul limite del paradosso e proiettati verso il futuro». Ovvero: con l'occhio rivolto a quello che l'ex premier vorrebbe accadesse dopo Monti. Nessuna voglia di azzoppare l'attuale premier («è molto bravo, va sostenuto») in linea anche con quanto chiedono gli elettori del Pdl, a giudicare dai sondaggi privati che ha sulla scrivania: solo che dopo di lui, al suo predecessore non dispiacerebbe tornare in pista con un governissimo con il Pd.
MA IL PRESENTE incombe e l'ironia dietro la quale si trincera il centrista Cesa («finalmente Berlusconi segue i nostri consigli: ha capito che non ci sono più i comunisti») rivela l'effetto boomerang dell'outing che pure il giro ristretto aveva sconsigliato il Cavaliere di fare: quello di gettare Casini tra le braccia di Bersani. I Democratici rinviano al mittente la proposta e si affrettano a puntualizzare con Migliavacca che il partito non vuole accordi sottobanco, ma «è pronto al confronto con tutti e in Parlamento». Per raddrizzare la situazione intervengono i big del Pdl e spiegano che «all'ordine del giorno» ci sono riforme istituzionali e una legge elettorale «fatta con il contributo di tutti». Fissano anche un calendario di incontri: «Domani avvieremo un giro di consultazioni con gli altri partiti per valutare come lavorare sulle riforme istituzionali e sulla modifica della legge elettorale», dice La Russa, cui il Pdl ha affidato la regia di una materia su cui da mesi Napolitano chiede interventi condivisi. Si comincia con gli amici di un tempo, i leghisti, sempre più distanti ora (si vedranno in luogo neutro: all'hotel Nazionale) e con il Pd (Violante, Zanda, Bressa la terna incaricata da Bersani) che, a sua volta, farà un giro d'orizzonte. «Ci siederemo al tavolo senza schemi preconcetti, alla pari - dice ancora La Russa - Non ci vogliamo porre su un gradino più alto degli altri».
CIÒ SIGNIFICA che il Pdl non intende portare una proposta superbipolare, magari la richiesta di un premio di maggioranza anche al Senato: sarebbe incoerente. Cerca la trattativa: qualcuno si spinge a ipotizzare che il Pdl potrebbe anche accettare una riforma in senso proporzionale: quale modo migliore per arrivare al governissimo? Ma il vice capogruppo dei senatori, Quagliariello, che affiancherà la Russa agli incontri puntualizza: «La riforma deve essere fatta con il concorso di tutti. Ma l'interesse a preservare il bipolarismo è dei due partiti più grandi: Pdl e Pd». E Berlusconi - partendo da qui - è andato oltre: ha detto che per riprendere in mano il Paese dopo l'esperienza di Monti, c'è bisogno di un asse con i democratici su alcuni temi...
notizie tratte da La Nazione
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