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Notizie Nazionali - Cronaca (22/05/2012)

Fango, freddo e fame. Il dramma senza fine degli sfollati

Quasi 5mila persone nelle tendopoli. La terra non smette di tremare: registrate altre 100 scosse nelle ultime 24 ore

Francesco Vecchi

e Valerio Gagliardelli 
PICCOLI mondi che non vogliono piegarsi. Fatti di tende, coperte e fango. Nati in poche ore. a puntellare la quotidianità spezzata di 5mila sfollati. L'unico vicino, adesso, è quello della branda accanto: le case sono off-limits, interi centri storici sigillati e presidiati. Certo,crolli e sciacalli preoccupano. La priorità, però, è un'altra: sistemare tutti. Nelle scuole, nella palestre, ma anche nei palazzetti, nei parcheggi sicuri e nei campi da calcio. Garantire un letto, pasti caldi, toilette. Subito. Perché se le scosse in Emilia - nelle province di Modena, Ferrara e Bologna - continuano a non dare tregua, tocca alla macchina dei soccorsi tentare l'assestamento.
La notte, la prima del ‘dopo sisma', è stato il momento più difficile. Il buio richiama la tragedia. Che non si è tradotto in caos e panico, ma in una calma solo apparente, costruita con abilità dai soccorritori.
Non appena trema per l'ennesima volta il pavimento della scuola di San Felice - paese epicentro del sisma - l'unica esclamazione è quella di un'anziana: «Ancàra». ‘Ancora' sbraitata in dialetto, col tono di chi rimprovera un bambino troppo insistente e vivace. Niente urla, né scene di panico quando arriva la scossa. ma tutto in quei pochi secondi si blocca. Come mettere in pausa durante un film. E il fermo immagine offre sguardi sospesi, che si cercano. Occhi sbarrati che un attimo prima guardano in basso, socchiusi per la stanchezza. E che un attimo dopo si son fatti di nuovo elettrici, increduli. Poi la terra si spegne, e il film riprende, assieme al volume.

I PIÙ DEBOLI - anziani, donne incinte, disabili e neomamme - sono comunque stati i primi a ritrovare un tetto sicuro. Non solo nelle scuole, ma anche in palestre, palazzetti e soprattutto campi da calcio. L'iter, in ogni centro d'accoglienza, è stato lo stesso: prima la registrazione di ogni singolo terremotato, inserito in un elenco che ne stabilisse le necessità. C'è chi ha passato la notte su un materasso, chi su una sedia. Persino su un cuscino, seduto in corridoio. O nelle auto, tantissimi, a distanza di sicurezza dagli edifici. Magari aiutati dalle coperte e dai motori accesi di tanto in tanto per resistere al freddo.
«Ci mancava la pioggia». Un ritornello tra gli sfollati, soprattutto nelle numerose tendopoli allestite nei campi da calcio. Dove gli acquazzoni, incessanti fin dalla prima scossa, sono diventati uno dei problemi principali. Fare i conti col fango non è stato facile: spostare anziani e disabili spaventati, usciti dalle loro abitazioni in pigiama e pantofole, ha rallentato notevolmente le operazioni. Compreso l'allestimento delle tende.
Prima di provare a prender sonno, nonostante le cucine da campo non fossero ancora pronte, è comunque partita la distribuzione della cena.

PASTI FREDDI, a base di mozzarella, tonno e fagioli: c'era anche chi non toccava cibo da ventiquattr'ore. Proprio la cena, nelle scuole come negli accampamenti, ha rappresentato un primo momento di condivisione, spesso tra perfetti sconosciuti che da lì a poco avrebbe condiviso pochi metri quadrati. In tanti a quel punto si sono sfogati, raccontando il proprio dramma. «È stato terribile - dice una ragazza con gli occhi lucidi e i capelli fradici - nella mia strada ho visto persone saltare dalle finestre in preda al panico. Pezzi di edifici venir giù come fossero di cartone e piombare sulle macchine».
Tra le tende, però, anche di fronte alle nuove scosse nessuno si è fatto prendere dal panico. Più un terrore silenzioso, sguardi spenti dalla stanchezza che all'improvviso, a ogni rollio, si riaccendevano trovandosi di nuovo immersi nel buio. «Una delle difficoltà maggiori che stiamo incontrando - confessa Alessandro Guarducci, responsabile di una delle colonne della protezione civile arrivate dalla Toscana - è la convivenza tra nuclei familiari di diverse nazionalità. Tra gli sfollati ci sono moltissimi stranieri e a volte, pur nell'emergenza, non è facile gestire le differenze culturali. In sucendo momento potremmo anche rivedere le collocazioni in modo ‘smussare' gli attriti».
notizie tratte da La Nazione

 

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